La pastiera napoletana

La pastiera napoletana per noi campani è un dolce fondamentale nel periodo di Pasqua. E’ risaputo che a Pasquetta quando si va a mettere “il culo sull’erba” alle pendici dell’Epomeo non può mancare nel cestino da picnic questa pietanza! E’ il dolce pasquale per antonomasia, è il simbolo della napoletanità, il colpo finale della grande abbuffata di Pasquetta.

Io ho un bellissimo ricordo della pastiera e fortunatamente ne ho mangiate tante e di diverso tipo. Per me la pastiera è un qualcosa di sacro, e sinceramente non la mangio solo a Pasqua, ma a Pasqua seguo con attenzione il “Festival delle Pastiere”, a cui partecipa anche mia madre.
Adesso vi spiego in cosa consiste questo “Festival”:
Allora innanzitutto in questo periodo si vede un incremento di vendita del grano bollito in barattolo, delle uova e della farina. E’ il periodo che inaugura la stagione estiva, si assapora il primo sole, le terre come la nostra isola iniziano a svegliarsi dal letargo invernale duro e freddo.
La Pasqua, insomma, simboleggia l’apertura di un nuovo ritmo di vita.
Ritornando al Festival di Pasqua,questo consiste nello scambio di pastiere ad esempio:
quella della vicina di casa arriva a casa mia , e la mia arriva alla vicina; e ancora:
quella della zia arriva alla nipote e quella della nipote alla zia….

Mia mamma Anna Maria da buona casalinga e attenta osservatrice e sopratutto buongustaia si è fatta furba, le pastiere le fa un mese prima e le regala, così – dice – almeno se la mangiano e se la gustano, senza doversi abbuffare in una sola settimana, con il rischio di farsi venire la nausea, anche solo al profumo della cannella e alla vista della ricotta.

Da pochi anni a questa parte, quando ha iniziato a fidarsi di me nel campo culinario, aggiunge nel ripieno della classica pastiera le mandorle tostate e cioccolato fondente a “pezzettoni”, che gli danno quel tocco di diversità dalle altre senza stravolgere troppo la tradizione .

Ho dei bellissimi ricordi, come dicevo, della pastiera: da piccolo vedevo questa “bagnarola” enorme piena di crema, grano, ricotta, ecc… e nel frigo questi grossi blocchi di pastafrolla.
Da piccolo mamma mi faceva assaggiare col dito il ripieno ed era un qualcosa di gustosissimo!
il profumo della pastafrolla in casa, di cannella, un’esperienza unica. Il gusto non lo ricordo bene al contrario dei profumi, infatti se mi ci metto di impegno sento il profumo delle pastiere nel forno anche adesso che scrivo questa storia!
La cosa bella delle pastiere era che per farle ci vogliono giornate intere e la collaborazione di molte persone. Mia mamma preparava l’impasto e la pastafrolla il giorno prima, mentre il giorno dopo mio zio si dedicava ad accendere il forno a legna per poi trovare la temperatura attraverso tecniche tutte sue: a quei tempi mica c’era il termostato!

E non era raro sentire “u’ furn era troppo forte” oppure “u’ furn adda sagli’ ancor”
Era tradizione stare tutti insieme in quel periodo dopo le pastiere, il giorno dopo o si faceva il pane o le pizze! Sì, perché era l’unico periodo che si metteva in mezzo il forno a legna e quindi bisognava sfruttarlo! Lì, proprio nel “malazzeno”, insieme ai conigli di mio nonno e alle galline, c’era il forno a legna, ho iniziato ad impastare pane, pizza e pastiere…

La pastiera napoletana

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